Hai presente quella pizza che, quando la tagli, sembra quasi respirare? La mollica è piena di piccoli alveoli, il morso è morbido e leggero, e ti chiedi come sia possibile ottenere un risultato così in casa. Il “segreto” non è magia, è un incastro preciso di gesti e tempi che trasformano un impasto qualunque in un vero impasto a nuvola.
Che cos’è davvero l’impasto a nuvola
Quando si parla di pizza “nuvola” si intende una struttura leggera e ariosa, con una mollica alveolata piena di micro camere d’aria. Non è solo questione di “altezza”, ma di come quella morbidezza resta umida e soffice, senza diventare secca dopo pochi minuti.
Il cuore di tutto è la rete di glutine, una specie di trama elastica che si forma mentre impasti e riposi, e che ha un compito preciso: trattenere i gas della lievitazione senza farli scappare. Se questa rete è ben costruita, la pizza si gonfia, si sostiene, e resta tenera.
Il segreto che cambia tutto: acqua, tempo e tecnica (insieme)
Mi piace pensare che l’impasto a nuvola sia una squadra: acqua, farina, tempo e tecnica devono giocare nella stessa direzione. Se ne togli uno, il risultato “collassa”.
- Acqua: più idratazione significa più potenziale morbidezza e alveoli.
- Tempo: è il periodo in cui l’impasto si organizza, matura e diventa estensibile.
- Tecnica: non serve “massacrare” l’impasto, serve farlo lavorare nel modo giusto.
- Farina: deve reggere l’idratazione e i riposi, altrimenti si siede.
Se vuoi approfondire la base scientifica, tutto ruota intorno al glutine, perché è lui a fare da “rete” per l’aria.
Il procedimento passo passo (quello che fa nascere gli alveoli)
Qui non si tratta di correre, ma di alternare azione e riposo, come se stessi costruendo una struttura elastica senza strapparla.
1) Autolisi (20-40 minuti)
Mescola farina e acqua fino a non vedere più secco. Non serve impastare a lungo, basta amalgamare. Copri e aspetta.
In questo tempo accade una cosa preziosa: l’impasto si idrata, si rilassa e inizia a “prepararsi” alla maglia glutinica.
2) Aggiunte in ordine
Aggiungi il lievito, poi impasta quel tanto che basta a distribuirlo.
Solo dopo unisci il sale (e l’olio, se lo prevedi). L’obiettivo è un composto omogeneo, non perfetto e liscio come una palla da vetrina.
3) Riposo breve (15 minuti)
Questo riposino è come un reset. L’impasto smette di opporsi, diventa più docile e si lascia lavorare meglio.
4) Pieghe (2-4 giri ogni 20-30 minuti)
Le pieghe sono il vero laboratorio della nuvola. Invece di impastare all’infinito, costruisci forza con delicatezza.
Ecco una mini routine facile da ricordare:
- Allarga delicatamente un lembo dell’impasto.
- Ripiegalo verso il centro.
- Ruota la ciotola e ripeti 4 volte.
- Copri e lascia riposare.
Con ogni giro l’impasto prende corpo, trattiene meglio l’aria e diventa più “vivo”.
5) Prima lievitazione
Lascia lievitare finché vedi una crescita evidente. Non cercare per forza il raddoppio perfetto, guarda i segnali: bolle sotto la superficie, impasto più gonfio, consistenza setosa.
6) Formatura delicata e seconda lievitazione
Qui entra in gioco la regola d’oro: forza e delicatezza insieme. Hai costruito struttura con pieghe e riposi, ora non devi sgonfiare tutto. Forma senza schiacciare, poi fai la seconda lievitazione.
7) Cottura: calore deciso e un po’ di vapore
Forno ben caldo, e all’inizio un filo di vapore aiuta la spinta iniziale. È il momento in cui la nuvola “esplode” e gli alveoli si fissano.
Gli errori che spengono la nuvola (e come evitarli)
Ci sono dettagli che sembrano piccoli, ma cambiano tutto:
- Poca acqua: un impasto rigido non può diventare arioso, resta compatto.
- Troppo lievito, poca maturazione: cresce in fretta ma senza struttura, poi collassa.
- Manipolazione aggressiva dopo la lievitazione: se strapazzi, sgonfi l’aria accumulata.
- Farina troppo debole: con idratazione alta non regge e si allarga senza forza.
- Sale “a caso”: messo troppo presto o a contatto diretto con il lievito può indebolire la partenza.
La sintesi che funziona sempre
Se vuoi davvero una pizza soffice e alveolata, pensa così: idratazione generosa, tempi rispettati, pieghe intelligenti, e mani leggere quando l’impasto è pieno d’aria. Il segreto non è un ingrediente raro, è il modo in cui tratti l’impasto, prima con energia, poi con rispetto. E quando lo inforni, capisci subito se ci sei arrivato: quella mollica che sembra una nuvola non mente.




